Giuseppe Cristinelli

Architetto

BIOGRAFIA ACCADEMICA SCENTIFICA E PROFESSIONALE

Giuseppe Cristinelli nasce a Venezia il 22.07.1939. Qui compie i suoi studi distinguendosi, negli anni liceali, per una spiccata attitudine verso le discipline filologiche, filosofiche e matematiche. Si iscrive nel 1958 alla Facoltà di Architettura dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV), dove studia con i più autorevoli esponenti dell’architettura italiana contemporanea, chiamati a Venezia da Giuseppe Samonà fin dai primi anni del dopoguerra.


Si laurea con Egle Trincanato e Giuseppe Mazzariol, discutendo una tesi di Storia dell’Architettura e Restauro dal titolo “L’opera di Baldassarre Longhena e il restauro della Scuola dei Greci”, riportando il massimo dei voti. Subito dopo la laurea, nel 1965, vince una borsa di studio e diventa Assistente Volontario all’IUAV, presso i corsi di Storia dell’Arte (Mazzariol), di Elementi di architettura e Rilievo dei monumenti (Trincanato) e Scenografia (De Luigi).


Nel 1966 assume l’incarico di Matematica e quello di Scienza delle Costruzioni presso il Corso Superiore di Disegno Industriale a Venezia, dove insegnerà fino al 1974. L’anno successivo è consulente del Comune per l’elaborazione dei Piani Particolareggiati del centro storico veneziano. Fin dal 1968, era Assistente Ordinario di Caratteri Stilistici e Costruttivi dei Monumenti, mentre era titolare della materia Fausto Franco. Assieme a Paolo Torsello è progettista negli stessi anni di un istituto tecnico e di una chiesa in provincia di Lecce e di una scuola materna a Mirano. Partecipa anche all’allestimento di mostre su Venezia, collaborando con Carlo Scarpa. Nei primi anni Settanta pubblica per i tipi di Marsilio, “La Chiesa di San Marco” e “Baldassarre Longhena”.


Questa pluralità di interessi, che vanno dal progetto di architettura all’urbanistica, dalla scienza delle costruzioni alla storia dell’architettura, trova un coagulo quando viene rivolta agli studi di restauro architettonico, disciplina della quale è Professore Incaricato dall’a.a. 1970-1971.


Il Restauro, all’interno dell’IUAV, aveva avuto una nascita ed un percorso affatto diversi da quelli delle altre facoltà di architettura italiane. Nella sede veneziana infatti la disciplina si era riallacciata, fin dagli anni della fondazione dell’Istituto Superire di Architettura di Venezia (1926) a quel clima culturale che era stato segnato dalla presenza in laguna del Ruskin e dalla Scuola Viennese del Riegl a cui si opponevano, sempre in ambiente veneziano, i fautori del restauro stilistico “alla francese”. Giuseppe Torres, primo titolare dell’insegnamento di Restauro dei Monumenti, opta per una scelta decisamente orientata alla conservazione,in contrapposizione non solo a personaggi come il Berchet, ma anche allo stesso Boito. Sarà seguito da Angelo Scattolin, titolare della materia dal 1934 al 1970,fedele seguace della metodologia e delle teorie di Giovannoni.

Ma subito dopo la guerra la disciplina del restauro era stata messa un po’ in ombra di fronte alle impellenti urgenze delle istanze razionalistiche e funzionaliste che caratterizzavano in quegli anni il panorama dell’architettura in Italia. Ed è per questo che Cristinelli si accinge, assieme ad Egle Trincanato, a trovare un nuovo sostrato culturale a supporto della disciplina; e lo individua non tanto nel solco degli studi tradizionali veneti o italiani, quanto in un ambito più vicino al dibattito culturale di quegli anni e cioè in quello delle problematiche che caratterizzavano il dibattito sull’intervento nei centri storici nell’obiettivo della loro tutela. In seguito all’approfondimento degli studi e delle esperienze in questa direzione, viene a precisarsi all’IUAV il profilo di una scuola veneziana alla quale Cristinelli contribuisce a dar forma, nei primi anni Ottanta, attorno alla figura di Egle Trincanato. Vengono così a delinearsi a Venezia, e più tardi altrove in ambito nazionale, una teoria e un metodo che sostanziano la fondazione della disciplina del Restauro Urbano, basato sulla conservazione e sul recupero della cosiddetta “edilizia minore”, la quale viene individuata come costitutiva del tessuto della città storica. Negli anni dal 1973 al 1977 l’attività professionale del Cristinelli è segnata dal rilevante impegno per il restauro, la ricostruzione e la ristrutturazione del centro storico di Ancona, lavoro che egli intraprende e svolge con E. Trincanato, R. Ballardini e P. Torsello su incarico della Ge.S.CAL. Successivamente si occuperà anche di pianificazione del centro storico di Treviso e di quello di Solferino (Mantova).


Fra le pubblicazioni di quegli anni ricordiamo, oltre alla già citata monografia su Baldassarre Longhena del 1972, “Note per la ricerca di un metodo filologico nello studio della città antica” (1974), “Sulla consistenza tecnologica e sulla connotazione linguistica della struttura edilizia del rione di Capodimonte ad Ancona” (1974), “Il cantiere di restauro” (1979) e “Il progetto di restauro” (1980). L’impegno per il restauro monumentale, che era oggetto di interesse fin dagli anni universitari, si manifesta con vari interventi a Venezia, nel Veneto e nel territorio nazionale fra i quali ricordiamo soltanto i restauri di Ca’ Pesaro Papafava e Ca’ Navagero a Venezia e quello del Castello Sforzesco a Villafranca (Verona).


Mantenendo la titolarità del corso di Restauro Architettonico, Cristinelli declinerà, anche in sede didattica, la disciplina verso temi di analisi e restauro dei tessuti urbani storici non solo all’IUAV, ma anche, dall’1985 al 1990, alla Facoltà di Architettura di Genova e, dal 1990 al ’94, a Reggio Calabria con la qualifica di Professore Straordinario. Assumerà la specifica titolarità dell’insegnamento di Restauro Urbano, dal 1990 al 1992, all’Istituto Superiore di Storia e Conservazione dei Monumenti Architettonici a Parigi, meglio conosciuto con il nome abbreviato di “Ecole de Chaillot”, primo docente straniero dall’anno di fondazione della scuola nel 1889 e primo titolare di tale materia.


I campi di indagine e di progetto di restauro in questi ambiti accademici erano costituiti dal tessuto compatto del centro storico di Venezia, da quello dei quartieri più degradati del centro urbano di Genova, dai centri urbani nella provincia di Reggio Calabria e da alcuni isolati nel quartiere latino a Parigi.


Anche in ambito scientifico le ricerche, in quegli anni, sono rivolte al centro storico di Venezia, sul suo tessuto residenziale, monumentale e diffuso, dove vengono individuati i rapporti fra forma urbana, assetto edilizio ed architetture; con gli stessi criteri teorici e metodologici vengono affrontati gli studi sui centri storici di Genova, di Reggio Calabria e di Parigi. L’esito delle ricerche condotte presso il Laboratorio “Venezia – La fabbrica Urbana di Cannaregio” che Cristinelli dirige fin dal 1976, conduce, nel 1987, alla pubblicazione del volume “Cannaregio - un Sestiere di Venezia” che affronta finalmente in modo fondato, sulla base oggettiva di una documentazione planimetrica di tutti i primi piani degli edifici di un campione grande come il sestiere stesso, esteso su più di un quinto dell’intera superficie di Venezia, il problema della tipologia edilizia nel centro storico e dei suoi rapporti con la morfologia urbana.


Negli anni 90-94 Cristinelli rivolge la sua attenzione alle tecniche costruttive dell’edilizia monumentale pubblicando “Restauro e Tecniche” e “Restauro, tecniche e progetto”; ma è soltanto nella seconda metà degli anni Novanta che sviluppa, sulla base di richiami filosofici alle teorie del realismo nel periodo classico e settecentesco, una originale teoria sull’applicazione del concetto di sostanza allo statuto ontologico del monumento, e più generalmente a qualsiasi testimonianza del patrimonio costruito; da tale concetto discende il superamento dell’antinomia fra restauro e conservazione sulla quale per troppo tempo si era soffermato l’interesse degli studiosi. Con tali riferimenti culturali Cristinelli svolgerà il suo ruolo nel periodo in cui presta la sua attività come presidente del Comitato di Redazione di Charta Cracovia 2000 negli anni dal 1996 alla fine del secolo ; e con le esperienze effettuate in tale periodo pubblicherà nel 2006 il lavoro “Fondamenti per una dottrina del restauro architettonico”, nel quale i presupposti teorico-metodologici maturati assumono una forma unitaria, completa e definita.


Il ventennio dal 1990 ai giorni nostri è caratterizzato anche nell’operatività progettuale dall’attenzione rivolta a questo concetto di sostanza architettonica, individuando in essa il criterio di permanenza del monumento nella realtà dell’edificato e superando in tal modo le astrazioni concettuali e ideologiche di forma e di materia che avevano condotto da un lato al restauro di ripristino e dall’altro alla conservazione acritica. E l’attenzione di Cristinelli si sofferma sugli esiti negativi di questa forzata contrapposizione che ancora oggi si manifestano, soprattutto nelle aggressioni al patrimonio costruito operate da disinvolti architetti in campo nazionale e internazionale.


Intensa è l’attività professionale negli anni Novanta fino ad oggi e particolarmente caratterizzata dall’assunzione del criterio del sottotono e dall’intenzione di far passare in modo il più possibile inosservato la presenza dell’architetto nell’opera di restauro, in modo coerente alle assunzioni di principio che il Cristinelli aveva evidenziato in forma teorica. Fra gli esempi più rilevanti di questa attività ricordiamo il restauro del Convento di San Francesco a Pordenone nel 1999, quello di Palazzo Thun a Trento del 2002, quello di Castel Belasi in Val di Non (2004), quello di Villa Fuerstenberg, di Ca’ Giustinian,e di Ca’ Contarini dal Zaffo a Venezia, nonché quelli del Castello di Colloredo a Udine e del Palazzo dei Tre Portoni a Gorizia, ambedue ancora in corso.


Alla fine del primo decennio del nostro secolo l’attenzione di Cristinelli si sofferma,nelle sue conferenze e nella sua pubblicistica, sugli interventi delle cosiddette “archistars”nei monumenti e nel tessuto dei centri storici, ponendo in risalto, in molti di essi, le gravi conseguenze dirette e indotte nei confronti della conservazione del patrimonio costruito monumentale e diffuso. Particolarmente significativa è in questo senso, la sua partecipazione al convegno “Cartha Cracovia 2000,10 years later”, con la relazione “Antirestoration and archistars” pubblicata in forma compiuta di saggio in lingua inglese negli atti del convegno a Cracovia.